martedì, 27 febbraio 2007
aromatizzato da zenzerocandito @ 14:16
category: pensieri, foto, quasipoesie
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grazie a G. per la foto stupenda :)

Un capriccio

è un ricciolo scuro nel collo
una curva profumata di mare
granello di sabbia che gratta
bollicine che salgono nel bicchiere
naso che prude
e mani che bruciano.

Salutarsi all'alba
abbracciarsi al tramonto.

lunedì, 19 febbraio 2007
aromatizzato da zenzerocandito @ 16:03
category: pensieri, foto
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Il sapore della libertà è caffellatte zuccherato nel rosa dell'alba. Alle tue spalle il dolce rumore del silenzio cercato. Solo tu e lo zucchero del caffellatte in una vestaglia morbida colore del sole. Aria fredda sulle guance e sorrisi negli occhi.
Davanti solo una giornata morbida in cui rotolarsi e un nulla senza punti. Solo tre virgole e un punto interrogativo a cui non c'è richiesta di risposta.
Musica regalata e un libro inatteso. Il bicchiere si vuota e il sole si alza.

lunedì, 12 febbraio 2007
aromatizzato da zenzerocandito @ 14:10
category: poesie, amore
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ti sfioro,
mi tocchi.
Palmi che si uniscono
avvicinando i respiri.
Dita che premono
per stringere
pelle che si riscalda
al calore dell'altro
unghie che segnano
per incidere disegni
e tratteggi,
onde e spirali,
mentre
il cuore si sveste
dell'ultimo velo.

giovedì, 01 febbraio 2007
aromatizzato da zenzerocandito @ 14:01
category: amore, racconti flash
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Monica posò la foto e si voltò verso il rumore della porta che si apriva. Riccardo era sulla soglia, incredulo e muto.
Lei lo guardò in silenzio, gli occhi tesi a cercare la luce che avevano condiviso, ma non la vide.
I suoi occhi erano diversi.
Quei magici occhi verdi che amava tanto, ora non avevano più la stessa luce.
Monica si alzò e, stringendosi attorno al corpo la camicia di lui,  si avvicinò a Riccardo. Allungò una mano e gli sfiorò il viso dicendo:
“Sono stata io? Ti ho rubato il colore dei tuoi bellissimi occhi…”
Riccardo non si mosse, teso e silenzioso in ascolto delle sue mani.
Le dita passavano lievi sulla pelle scurita dal sole e lei sentiva sotto le dita minuscoli frammenti di sale ferirle la pelle. Percorse i tratti, le linee, i solchi profondi e lesse nel suo viso i giorni in cui lei era stata lontana e i le notti di solitudine e capì quanto gli era mancata.
I polpastrelli ora bruciavano e la pelle sembrava ferita e pulsante di dolore.
Riccardo era sempre immobile, teso e silenzioso; sembrava sorbire linfa e forza dalle sue mani.
Lo guardò di nuovo, ora gli occhi sembravano verdi e brillanti come un tempo.
Lui allungò una mano e le sfiorò la guancia. Quando la ritrasse era umida.
“Piangi? Non devi. Ora che sei qui tutto andrà bene.”
“Non sono lacrime. La tua pelle piena di sale mi ha ferito le dita…”
Lui finse di crederle e la strinse a sé. Stavolta era deciso a non lasciarla più partire.