domenica, 29 aprile 2007
aromatizzato da zenzerocandito @ 17:11
category: pensieri, diario
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La strega con i capelli viola borbottò tra sé.
Detestava preparare le valigie. Tutta quella roba da piegare e sistemare e alla fine la valigia non si chiudeva mai.
Avrebbe voluto essere come Heidi e indossare tutti i vestiti, uno sull'altro.
Se avesse avuto ancora quelle gonne lunghe e larghe che indossava una volta, allora forse... ma ormai indossava solo jeans e si sa,  sotto i jeans ci sta poco, solo uno di quei cosini leggeri... vabbè, quelli, e null'altro.
Piegò una camicia trasparente come una nuvola, che per fortuna era già stropicciata, ora si usavano questi tessuti finto-usato-sgualcito che erano una manna per una strega che preferiva il cucchiaio miscelapozioni all'uso del ferro da stiro.
Ecco, lo sapeva! La valigia non si chiudeva. Aprì di nuovo e rimase a guardare il mucchio di cose colorate e poi ne prese fuori alcune... tanto alla fine, non serve tutta 'sta roba... si porta solo avanti e indietro, su e giù per la penisola... poi ne tolse altre ancora finché giudicò la valigia perfettamente chiudibile, se così si può dire. Lasciò l'indispensabile: un blocco di carta a quadretti (come si scrive bene nei quadretti, avete notato?) e i libri, chiaro, quelli mica si possono lasciare a casa, e poi aveva preso i racconti di Carver e le sembrava già di poter scrivere in quello stile asciutto ed essenziale, come bastasse leggere per poter poi scrivere bene... potenza della mente che ci fa credere cose inesistenti... la penna l'aveva in borsa... e poi? che altro? infradito, ovvio (la strega detestava anche le scarpe: i suoi piedi desideravano avere possibilità di respiro, senza costrizioni, proprio come i suoi pensieri...), e la camicia finto usato, questa mi sta da dio, mica posso lasciarla a casa, no?
Bene, sono pronta, pensò la strega. Viaggiare leggeri è sempre la cosa migliore.
Uno sguardo a ciò che si lascia e un pensiero a chi resta.
 La strega spense la luce, e pensò che era un vero peccato: senza luce si perdevano i riflessi viola...

sabato, 21 aprile 2007
aromatizzato da zenzerocandito @ 17:26
category: amore, racconti, concorso di emozioni
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Affascinato dai movimenti di lei, seduto nella vecchia poltrona rossa con una gamba sul bracciolo e il posacenere in grembo, Stefano non la mollava un attimo con lo sguardo e fumava con molle rilassatezza. Nella stanza solo il rumore del pennello sulla ruvidità della tela.
Lei dipingeva; tratti secchi e decisi, la mano ferma a seguire le pieghe del cuore, come diceva sempre del suo lavoro, a piedi nudi sul parquet e lunga maglia azzurra a coprire i fianchi fasciati nei jeans.
Stefano sorrise compiaciuto: l’idea di farle usare il suo studio, con la scusa che aveva più luce di quello di lei, era stata un’intuizione giusta.
Ora lei era lì e lui ne sorbiva ogni piccolo gesto, come fossero gocce di profumo sparse nell’aria.
In quell’attimo lei si girò e disse:
“Finito!”. Posò pennelli e colori e andò verso di lui: “Cosa ne dici?”
Uno di fronte all’altra, il tempo si fermò. Una goccia blu cadde con un tonfo sul parquet ma loro non si mossero. Gli occhi negli occhi a scoprirsi per la prima volta.
Silenzio e basta.
Poi lei alzò la mano, allungò le dita sporche di colore e gli accarezzò il viso: polpastrelli a sfiorare i contorni e le storie vissute nei disegni della pelle. Stefano, sempre in silenzio, le prese le dita e se le portò alle labbra, ne baciò le punte e poi avvicinò il viso a quella mano colorata come la sua anima.
Un momento che durò una vita, lui vide nei suoi occhi una collana di giorni dipinti in una tavolozza e lei vide in quelli di Stefano il passato, le storie e i loro segni.
Un brivido nella schiena e si avvicinò a lui e al suo calore.
Lui la strinse e ne assorbì il colore.

Questo è il mio racconto per il "Concorso di Emozioni". Lo potete leggere anche qui

lunedì, 16 aprile 2007
aromatizzato da zenzerocandito @ 14:17
category: pensieri, riflessioni, diario
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Il lavoro 'difficile' è ancora più ostico del previsto e non procede così velocemente come desidererei.
Ho sempre pensato a questo come a una cosa da togliermi di dosso, un peso da buttarmi alle spalle. Forse è questa la sua difficoltà.
Sto riesaminando punto per punto, nel vero senso della parola, e al momento mi ritrovo con un sacchetto contenente 87 punti esclamativi (all'epoca ero molto sopra le righe, ancor più di quanto io lo sia di solito) e 59 punto e virgola (mi sapete dire chi usa punto e virgola? che io sappia nessuno. Ancora mi domando perché in quelle pagine io ne abbia messa una simile abbondanza).
Misteri della vita. E della scrittura.
Comunque sto ripulendo il tutto e fra poco implorerò qualcuno di portarmi via 'sto manoscritto che non è scritto a mano, e allora perché si chiama così?, altrimenti lo ridurrò a un misero racconto, ma diverrà in-comprensibile, supposto che ora lo sia.
Comunque, dicevo, è un vero lavoraccio, fare ordine in questo caos. Dovrò metterci molto impegno, ma ce la farò.
E' che mi preoccupo del vostro comodino. E' solo questo che mi spinge a lavorare: vedere il vostro comodino in attesa ;)

mercoledì, 11 aprile 2007
aromatizzato da zenzerocandito @ 14:16
category: pensieri, amore, foto, quasipoesie
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La foto è di Stefano

Un capriccio rosso
leggero come un soffio,
aria fresca sul viso
nella sera che scende.
 
Un pensiero trasparente
come le buone intenzioni,
piccolo come certe parole
che bastano a se stesse
 
Un pensiero dolce
come una mano che ti cerca,
e intenso come una mano
che ti prende.
 
Un capriccio inventato
per parlarmi di te,
per stupire i miei desideri
e stregare le mie mani.
 
Rosso di me.

lunedì, 02 aprile 2007
aromatizzato da zenzerocandito @ 14:34
category: pensieri, diario
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La copertina è rossa, non verde come pensavo di ricordarla, ma ha lo stesso disegno dei miei ricordi.
E nel libro ci sono davvero le quattro gonne della nonna, in quella loro alternanza giornaliera, fino alla domenica, in cui una raggiungeva la cesta della biancheria sporca e un'altra assurgeva agli onori di andare a messa ed essere vista da tutti sopra alle altre tre.
Scrivere una cosa del genere merita sicuramente di arrivare sul comodino di molte persone.
Il mio era strapieno, quando ho messo in cima alla pila questa copertina rossa. La luce della lampada scompariva dietro al mucchio di libri, così ne ho tolti alcuni, forse quelli che non contengono gonne.
A volte penso come sia bello essere sul comodino di qualcuno, in chissà quale parte del mondo.
Lo penso anche ora, mentre porto avanti due lavori, ambedue difficili, anche se in modo diverso. Uno è pesante nella sua difficoltà, come il peso gravasse sulla mia anima, e l'altro è complesso e nuovo, con un peso che grava sul mio cervello.
... Che vorrà dire? ... mah, a volte fatico a comprendermi io stessa.