giovedì, 26 luglio 2007
aromatizzato da zenzerocandito @ 16:03
category: pensieri, diario, nonsense
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Sdraiata con molle rilassatezza... pleonastica? sì, a volte mi piace esserlo.
Ovvio, quando non sono criptica, cosa che mi capita spesso, anche più di pleonastica.
Allora... ero sdraiata in quella molle rilassatezza che deriva dal non aver lasciato lavori inconclusi e perciò, dall'essere in pace.
Per mesi ho viaggiato con parole da correggere anche quando non avevo materialmente i fogli con me. Una sensazione di peso, un impedimento al volo libero, un intralcio ad altri pensieri e a nuove parole.
Stavolta no, nessun lavoro rimasto a metà. Perfetto o no il lavoro è spedito, ed è incredibile come mi sento leggera e in pace.
Avevo la compagnia di un noir. Dopo anni di serial killer psicotici, ora sembra che il noir mi insidi in ogni modo possibile, come a ricordarmi che la mia prima idea di romanzo, qualche anno fa, era proprio di questo genere, se genere si può ancora dire.
Ho voglia di nonsense, di quel lasciar snocciolare parole insulse a gruppi informi, e scrivere vagando tra nuvole e nomi di venti.
Mi sarebbe piaciuto chiamarmi Andrea. Pur indossando gli stessi reggiseni che ho ora, ovvio. Mi piacciono, li ho scelti con cura, perché abbandonarli per dei boxer parigamba? Perciò Andrea dando valore alla a finale. Mi sarei fatta precedere da insospettabili biglietti da visita e avrei poi stupito il mio interlocutore che si attendeva un ingegnere in abito formale, facendogli scoprire un'Andrea molto glamour.
Avrei vagato in stradine di pietra e mi sarei fermata negli angoli spazzati dalla tramontana mentre la gonna di chiffon infuriava intorno alle mie gambe. L'aperitivo in piazzetta mentre il cielo dà risalto alla facciata della chiesa e i gabbiani volano in cerca di nonsense pure loro.
Il rumore del mare laggiù e il colore blu dentro me. Leggerezza e contraddizione nella cripta delle parole sussurrate.
A volte scrivo in poesia anche se poesia non è. Ed è strano, per me che poetessa non sono.
Vorrei esser prosaica. Che buffa parola, eh? Pro-sai-ca. Tipo una pillola antidepressione. Oppure una compressa che de-comprime. Che buffe le parole! Si combinano e scombinano a piacer loro.
E che buffe le persone! anche loro si combinano e a volte scombinano altre persone...
Vabbè, basta. Per oggi mi sono mollemente rilassata abbastanza.
Raccolgo i miei pizzi e il mio chiffon a vado in piazzetta. Mi sembra che sia quasi l'ora. E se non lo fosse, mi siederò là ad aspettare senza superfluo pleonasmo, in silenzioso blu.

mercoledì, 11 luglio 2007
aromatizzato da zenzerocandito @ 15:10
category: amore, racconti
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"Hai voglia di me, tesoro? del mio esser bimba quando ridiamo insieme e del mio essere donna nel chiuso della tua camera, quando mi abbandono ai tuoi giochi che non sono più giochi da bambini?
Cosa pensi, ora che sei solo in quella stupida camera da dove mi hai telefonato l'ultimo giorno, quell'ultimo giorno del cazzo in cui mi hai detto addio?
Lo so che mi vorresti ancora, ma hai avuto paura e la paura, lo sai, non paga.
Te lo dissi subito: con me devi essere tutto. O tutto, o niente. E così è finito in niente, come sempre.
E ora ho un nuovo amore e tu mi chiami e mi chiedi se voglio tornare da te.
... lo vorrei? ... forse. Ma non importa ciò che vogliamo. Non è più possibile, ormai, capisci? Nulla sarà mai come prima. Le cose ricucite non piacciono né a me, né a te.
E' meglio che lasciamo perdere. Io qui e tu lì, in quella bella camera lussuosa, in quella camera dove io sarò per sempre.
Lo sai, una volta entrata poi non ne uscirò più, anche questo ti dissi subito. E tu dicesti che era proprio ciò che volevi.
Chissà se lo pensi ancora, in questi momenti in cui il tuo desiderio è tanto prepotente da toglierti il fiato.
Chissà se lo pensi quando ti siedi e fissi la sedia vuota di fronte a te. Ormai è tardi e io devo andare.
L'amore non aspetta, lo sai.

a mai più
R."

Pamela guardò lo schermo, verificò l'assenza di errori e premette il tasto 'stampa'.  Attese con impazienza mentre, con un leggero rumore il foglio usciva dalla stampante. Lo prese  e lo guardò,  sventolò il foglio come per asciugare l'inchiostro, e lo mise sulla pila di fogli già scritti.
Prese poi un altro post-it, lesse l'appunto che vi era scritto sopra e attaccò con un nuovo foglio bianco:

"Marco,
non penso ad altro che a quando ci vedremo di nuovo. Il pensiero di te e del tuo corpo che preme sul mio mi fa eccitare e ti sento con me, come l'ultima volta che ci siamo visti. Dopo aver fatto l'amore, ed esserci salutati già cento volte, non riuscivi a smettere di baciarmi e mi hai accompagnata fino al treno e continuavi a baciarmi... e poi ancora... e ancora... e allora sei salito con me e mi hai spinta nel bagno e l'abbiamo fatto lì mentre il treno partiva e così sei dovuto scendere alla prima stazione e prendere un treno per tornare indietro. Dopo ho fatto tutto il viaggio pensando a te e a come fai bene l'amore. Di fronte a me c'era un bell'uomo, uno sui cinquanta, ben vestito, molto fine, e ha iniziato a guardarmi in modo strano... chissà che faccia avevo... e a un certo punto ha chiuso le tende che danno sul corridoio e... "

... no, non gira... questa non mi piace. Che rottura, però, scrivere lettere per gli altri! E a me... chi mai scriverà a me? Pamela prese il foglio, lo appallottolò e lo scagliò nel cestino. Si alzò e accese la radio, musica anni 60: i Beatles urlavano

Nothing you can make that can't be made.
No one you can save that can't be saved.
Nothing you can do but you can learn how to be you in time.
It's easy.
All you need is love... 

e lei pensò che era tutta una gran stronzata.

domenica, 01 luglio 2007
aromatizzato da zenzerocandito @ 12:00
category: pensieri, diario, nonsense
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La verità è che non ho la mente libera per scrivere.
Troppe cose dentro di me e un solo pensiero fisso: terminare presto (che ormai tanto presto non è più) questo lavoro.
Immagino di terminarlo e di fermarmi un attimo a guardare questo schermo, prima di dare l'invio e fare sparire tutto da qui, da dove lo sento come un peso.
Come starò dopo?
Mi sentirò molto leggera, penso. Leggera e svagata, con il mio sacchetto di virgole in mano e la merenda in tasca. Camminerò a piedi nudi sull'erba e ascolterò i raggi del sole colorarmi le spalle.
Sarà bellissimo.
Ora, però, è meglio che io smetta di sognare e mi rimetta subito all'opera.