category: racconti, favole, vita
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a Salvo
E' sempre una meraviglia... pensò mentre tirava il fiato dopo una mattina di corse e chilometri e afa.
Era molto stanco. Si era alzato alle quattro e aveva guidato per quattro ore con una temperatura di quaranta gradi, o almeno questa era la sensazione che ne aveva, sudato come era in quel momento. Alle otto di mattina era già ad Agrigento, ai piedi dei Templi e con il respiro corto, forse non per il caldo ma per la bellezza e quel senso di riverenziale timore del passato che sempre ispirava quel luogo.
Alle dieci a Licata. Il mare era calmo e quasi irriverente del suo correre su e giù per l'Isola in quella mattina d'agosto in cui tutti o quasi erano ancora in vacanza.
Alle dodici in punto era finalmente arrivato a Caltagirone e ora era ai piedi della scalinata, quell'insieme di ceramiche colorate e arte e passato che sembrava innalzarsi fino a Dio. Rimase immobile un attimo mentre faceva questo pensiero e poi di seguito: "... strano che io pensi a Lui, che mica ci penso tanto spesso, e poi in fondo, neanche Lui a me mica mi deve pensare, che io sono un vecchio peccatore ormai irrecuperabile..."
Fece quello per cui era venuto e poi, visto che ormai si era fatta ora di pranzo e aveva una discreta fame, comprò un panino e una bottiglia d'acqua e si sedette sui gradini mentre turisti affannati fotografavano il colore delle maioliche e cercavano di catturare ciò che con le macchine non si può catturare: il respiro del tempo e l'anima dell'isola. ... quella non ce la potete togliere, pensò mentre gli inglesi lo guardavano straniti.
Finì il suo panino tra voci dal buffo accento e bambini che si rincorrevano sacrileghi su quegli scalini di storia.
Pensava a tutto ciò che aveva visto in quegli anni e a ciò che avrebbe ancora dovuto vedere, insulso gradino nella scala dell'universo.
Pensò anche a ciò che avrebbe voluto e a ciò che faceva: spesso le due cose non si discordavano affatto. Sospirò nell'odore del salame di Sant'Angelo di Brolo e affondò i denti in quella delizia dal gusto unico e irripetibile. Certe volte basta così poco, si disse. ... allora, perché?...
Si alzò da quei gradini colorati che avevano l'anima della sua terra e li guardò cercando di indovinare quante sfumature di colore portavano in sé. Rimase immobile alcuni secondi, poi alzò lo sguardo al cielo, di un azzurro che sembrava impastato e cotto al forno pure lui, e sospirò. Pensò di nuovo a Dio per un attimo, alla grandezza di ciò che abbiamo di fronte ogni giorno e poi raccolse le ultime forze e si avviò al parcheggio: Gela lo attendeva. E poi Mineo, il paese di Bonaviri. Dovunque ti giri, in questa terra così spesso aspra, non puoi fare a meno di imbatterti in un genio della letteratura... che terra questa mia Sicilia! ... sarà per questo che anch'io credo di essere un Genio?
E si avviò alla macchina.

. ... mah, oggi son così 












