La strega con i capelli viola borbottò tra sé.
Detestava preparare le valigie. Tutta quella roba da piegare e sistemare e alla fine la valigia non si chiudeva mai.
Avrebbe voluto essere come Heidi e indossare tutti i vestiti, uno sull'altro.
Se avesse avuto ancora quelle gonne lunghe e larghe che indossava una volta, allora forse... ma ormai indossava solo jeans e si sa, sotto i jeans ci sta poco, solo uno di quei cosini leggeri... vabbè, quelli, e null'altro.
Piegò una camicia trasparente come una nuvola, che per fortuna era già stropicciata, ora si usavano questi tessuti finto-usato-sgualcito che erano una manna per una strega che preferiva il cucchiaio miscelapozioni all'uso del ferro da stiro.
Ecco, lo sapeva! La valigia non si chiudeva. Aprì di nuovo e rimase a guardare il mucchio di cose colorate e poi ne prese fuori alcune... tanto alla fine, non serve tutta 'sta roba... si porta solo avanti e indietro, su e giù per la penisola... poi ne tolse altre ancora finché giudicò la valigia perfettamente chiudibile, se così si può dire. Lasciò l'indispensabile: un blocco di carta a quadretti (come si scrive bene nei quadretti, avete notato?) e i libri, chiaro, quelli mica si possono lasciare a casa, e poi aveva preso i racconti di Carver e le sembrava già di poter scrivere in quello stile asciutto ed essenziale, come bastasse leggere per poter poi scrivere bene... potenza della mente che ci fa credere cose inesistenti... la penna l'aveva in borsa... e poi? che altro? infradito, ovvio (la strega detestava anche le scarpe: i suoi piedi desideravano avere possibilità di respiro, senza costrizioni, proprio come i suoi pensieri...), e la camicia finto usato, questa mi sta da dio, mica posso lasciarla a casa, no?
Bene, sono pronta, pensò la strega. Viaggiare leggeri è sempre la cosa migliore.
Uno sguardo a ciò che si lascia e un pensiero a chi resta.
La strega spense la luce, e pensò che era un vero peccato: senza luce si perdevano i riflessi viola...