venerdì, 30 maggio 2008
aromatizzato da zenzerocandito @ 17:24
category: amore, racconti, concorso di emozioni
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La sua pelle era calda sotto le dita, morbida e rilassata dal sonno.
Lui la sfiorò con delicatezza, seguendo la curva del fianco e poi salendo lungo la schiena; dita lievi per non svegliarla, o forse con l'intento contrario.
La sera prima avevano litigato e lei era pronta ad uscire per sempre dalla sua vita, aveva detto singhiozzando prima di addormentarsi. Lui era rimasto a guardarla fino a quando lei aveva esaurito tutte le parole di rabbia e dolore, poi l’aveva presa tra le braccia e si erano addormentati così, stanchi e svuotati.
Lei era ancora immobile su un fianco, così come era rimasta dopo le sue carezze mute e ora lui si era svegliato e lei gli mancava: buffo… pensò. … mi manca ed è qui con me…
Lei si mosse leggermente e lui si bloccò, come in un ascolto interiore: nessun cambio di ritmo nel respiro.
Ricominciò con la sua esplorazione e si avvicinò con il corpo a quello di lei.
L'effetto fu immediato e le dita si mossero di conseguenza, seguendo sentieri già noti e scaldandosi nel percorso.
Lei era immobile, ma il respiro ora sembrava cambiato: era come sospeso e molto reale. Lui pensò che si fosse svegliata alle sue carezze.
Si fermò un secondo, poi proseguì con carezze sempre più audaci. Ora era sicuro: lei tratteneva il respiro.
Sorrise nel buio e andò oltre. Oltre le barriere e i punti fermi. Andò fino in fondo alla strada mentre lei fingeva un risveglio tardivo, offrendosi poi in una collaborazione molto attiva, questa non finta.
Dopo la prese e la tenne stretta come avesse timore di una sua fuga.
L'alba si alzò presto e li trovò ancora insieme.
Per quanto ancora? si chiese lui.

mercoledì, 10 ottobre 2007
aromatizzato da zenzerocandito @ 17:11
category: amore, racconti, frammenti
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"Mia moglie non capirebbe" disse lui prendendole la mano e portandosela al viso in una carezza che sapeva di consuetudine ma non di scontato.
Lei lo guardò negli occhi e lui sentì che era d'accordo con la sua frase, poi le disse:
"Scusa la mia interruzione. Finisci di raccontare..."
"Prima bevi il tuo caffè" disse lei versando il liquido scuro nella tazzina azzurra, quella che era riservata a lui. Gliela porse e gli sfiorò la mano e poi salì a toccargli la spalla e il collo mentre lui beveva e si scaldava l'anima.
E poi lei parlò, forte e sicura, e parlava ancora mentre il sole scendeva dietro il lago e sbiadiva i colori fuori dalla finestra.
Lui si riscosse all'improvviso. Guardò l'orologio d'oro, un regalo della moglie, e sussultò:
"... tardissimo... è meglio che vada."
Lei gli accarezzò il volto prima che lui si alzasse dal tappeto dove era seduto, ai suoi piedi.
Lui si sistemò gli abiti, la guardò e le disse:
"Vuoi che ti sposti la carrozzina davanti alla finestra, così mi puoi guardare mentre vado via?"
Lei assentì in silenzio, forse aveva consumato tutta la voce per raccontargli la storia, e lui si chinò a baciarla.
"A domani, amore" le disse lui in mezzo ai capelli.
"A domani" rispose lei sorridendo.
Dalla porta lui si voltò e disse:
"No, non capirebbe cosa provo a stare con te, anche solo ascoltando la tua voce e le tue storie. Se fosse per sesso, quello sì lo capirebbe. Ma questo... questo no" disse prima di chiudere la porta e tornare nel mondo.

venerdì, 31 agosto 2007
aromatizzato da zenzerocandito @ 14:18
category: racconti, favole, vita
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 a Salvo

E' sempre una meraviglia... pensò mentre tirava il fiato dopo una mattina di corse e chilometri e afa.
Era molto stanco. Si era alzato alle quattro e aveva guidato per quattro ore con una temperatura di quaranta gradi, o almeno questa era la sensazione che ne aveva, sudato come era in quel momento. Alle otto di mattina era già ad Agrigento, ai piedi dei Templi e con il respiro corto, forse non per il caldo ma per la bellezza e quel senso di riverenziale timore del passato che sempre ispirava quel luogo.
Alle dieci a Licata. Il mare era calmo e quasi irriverente del suo correre su e giù per l'Isola in quella mattina d'agosto in cui tutti o quasi erano ancora in vacanza.
Alle dodici in punto era finalmente arrivato a Caltagirone e ora era ai piedi della scalinata, quell'insieme di ceramiche colorate e arte e passato che sembrava innalzarsi fino a Dio. Rimase immobile un attimo mentre faceva questo pensiero e poi di seguito: "... strano che io pensi a Lui, che mica ci penso tanto spesso, e poi in fondo, neanche Lui a me mica mi deve pensare, che io sono un vecchio peccatore ormai irrecuperabile..."
Fece quello per cui era venuto e poi, visto che ormai si era fatta ora di pranzo e aveva una discreta fame, comprò un panino e una bottiglia d'acqua e si sedette sui gradini mentre turisti affannati fotografavano il colore delle maioliche e cercavano di catturare ciò che con le macchine non si può catturare: il respiro del tempo e l'anima dell'isola. ... quella non ce la potete togliere, pensò mentre gli inglesi lo guardavano straniti.
Finì il suo panino tra voci dal buffo accento e bambini che si rincorrevano sacrileghi su quegli scalini di storia.
Pensava a tutto ciò che aveva visto in quegli anni e a ciò che avrebbe ancora dovuto vedere, insulso gradino nella scala dell'universo.
Pensò anche a ciò che avrebbe voluto e a ciò che faceva: spesso le due cose non si discordavano affatto. Sospirò nell'odore del salame di Sant'Angelo di Brolo e affondò i denti in quella delizia dal gusto unico e irripetibile. Certe volte basta così poco, si disse. ... allora, perché?...
Si alzò da quei gradini colorati che avevano l'anima della sua terra e li guardò cercando di indovinare quante sfumature di colore portavano in sé. Rimase immobile alcuni secondi, poi alzò lo sguardo al cielo, di un azzurro che sembrava impastato e cotto al forno pure lui, e sospirò. Pensò di nuovo a Dio per un attimo, alla grandezza di ciò che abbiamo di fronte ogni giorno e poi raccolse le ultime forze e si avviò al parcheggio: Gela lo attendeva. E poi Mineo, il paese di Bonaviri. Dovunque ti giri, in questa terra così spesso aspra, non puoi fare a meno di imbatterti in un genio della letteratura... che terra questa mia Sicilia! ... sarà per questo che anch'io credo di essere un Genio?
E si avviò alla macchina.

mercoledì, 11 luglio 2007
aromatizzato da zenzerocandito @ 15:10
category: amore, racconti
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"Hai voglia di me, tesoro? del mio esser bimba quando ridiamo insieme e del mio essere donna nel chiuso della tua camera, quando mi abbandono ai tuoi giochi che non sono più giochi da bambini?
Cosa pensi, ora che sei solo in quella stupida camera da dove mi hai telefonato l'ultimo giorno, quell'ultimo giorno del cazzo in cui mi hai detto addio?
Lo so che mi vorresti ancora, ma hai avuto paura e la paura, lo sai, non paga.
Te lo dissi subito: con me devi essere tutto. O tutto, o niente. E così è finito in niente, come sempre.
E ora ho un nuovo amore e tu mi chiami e mi chiedi se voglio tornare da te.
... lo vorrei? ... forse. Ma non importa ciò che vogliamo. Non è più possibile, ormai, capisci? Nulla sarà mai come prima. Le cose ricucite non piacciono né a me, né a te.
E' meglio che lasciamo perdere. Io qui e tu lì, in quella bella camera lussuosa, in quella camera dove io sarò per sempre.
Lo sai, una volta entrata poi non ne uscirò più, anche questo ti dissi subito. E tu dicesti che era proprio ciò che volevi.
Chissà se lo pensi ancora, in questi momenti in cui il tuo desiderio è tanto prepotente da toglierti il fiato.
Chissà se lo pensi quando ti siedi e fissi la sedia vuota di fronte a te. Ormai è tardi e io devo andare.
L'amore non aspetta, lo sai.

a mai più
R."

Pamela guardò lo schermo, verificò l'assenza di errori e premette il tasto 'stampa'.  Attese con impazienza mentre, con un leggero rumore il foglio usciva dalla stampante. Lo prese  e lo guardò,  sventolò il foglio come per asciugare l'inchiostro, e lo mise sulla pila di fogli già scritti.
Prese poi un altro post-it, lesse l'appunto che vi era scritto sopra e attaccò con un nuovo foglio bianco:

"Marco,
non penso ad altro che a quando ci vedremo di nuovo. Il pensiero di te e del tuo corpo che preme sul mio mi fa eccitare e ti sento con me, come l'ultima volta che ci siamo visti. Dopo aver fatto l'amore, ed esserci salutati già cento volte, non riuscivi a smettere di baciarmi e mi hai accompagnata fino al treno e continuavi a baciarmi... e poi ancora... e ancora... e allora sei salito con me e mi hai spinta nel bagno e l'abbiamo fatto lì mentre il treno partiva e così sei dovuto scendere alla prima stazione e prendere un treno per tornare indietro. Dopo ho fatto tutto il viaggio pensando a te e a come fai bene l'amore. Di fronte a me c'era un bell'uomo, uno sui cinquanta, ben vestito, molto fine, e ha iniziato a guardarmi in modo strano... chissà che faccia avevo... e a un certo punto ha chiuso le tende che danno sul corridoio e... "

... no, non gira... questa non mi piace. Che rottura, però, scrivere lettere per gli altri! E a me... chi mai scriverà a me? Pamela prese il foglio, lo appallottolò e lo scagliò nel cestino. Si alzò e accese la radio, musica anni 60: i Beatles urlavano

Nothing you can make that can't be made.
No one you can save that can't be saved.
Nothing you can do but you can learn how to be you in time.
It's easy.
All you need is love... 

e lei pensò che era tutta una gran stronzata.

giovedì, 14 giugno 2007
aromatizzato da zenzerocandito @ 13:49
category: racconti, vita
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Ad ogni azione
antefatto - febbraio di un anno qualsiasi - ufficio di Fabrizio, interno giorno

Il segnale lampeggiante sulla barra delle applicazioni indicava una nuova mail. Fabrizio aprì la posta e lesse:
"Gli amici mi hanno detto dei tuoi problemi sul lavoro e di come ciò ti pesi. Avrei voluto saperlo da te. Ti sarei stata accanto come sempre.
Spero che tu possa ritrovare presto la tua serenità. Un abbraccio. R."
Rimase immobile, come a rileggere la mail, per qualche minuto. Meditò in una quasi risposta vaga, poi cambiò idea e pensò di scrivere a Roberta dicendole quanto piacere gli faceva trovare un suo messaggio, proprio come una volta...  fece per scrivere, ma cambiò di nuovo idea. Non voleva farle sapere che lei era ancora importante per lui. Si disse che doveva lavorare (ah, il tempo! questo tiranno che spesso si usa come scusa per non esser se stessi),  e pensò che le avrebbe risposto dopo qualche giorno, per non mostrare troppo interesse.
Poi i giorni passarono e, come succede, si disse che una risposta tardiva avrebbe avuto poco significato, così non rispose.
Non era la prima volta, comunque, che lasciava Roberta senza una riposta. Lei taceva per qualche settimana, poi all'improvviso, scriveva di nuovo.
Fabrizio non fece caso allo scorrere del tempo, come spesso ci accade, e sorvolò sul significato di quella frase che lei gli aveva detto una volta:
" ... tutte le volte che facciamo, o non facciamo, una cosa, provochiamo negli altri una reazione, anche senza saperlo. Siamo legati gli uni agli altri. Non si fanno le cose senza considerare ciò..."
Pensò a quando lei gli aveva scritto una lettera bollente con parole grosse, in risposta ad un suo modo di fare. Si domandò se anche stavolta lei gli avrebbe scritto.
Lei non scrisse più e Fabrizio pensò che stavolta non ci sarebbe stata alcuna reazione.

Una reazione
epilogo - settembre dello stesso anno qualsiasi - casa di Fabrizio, interno notte

Avvicinandosi al frigo per prendere da bere, Fabrizio notò il mucchio delle buste sul tavolo e le prese per controllare che non ci fossero comunicazioni urgenti.
Sfogliò le buste con impazienza. Gli occhi si rifiutavano di rimanere aperti e non vedeva l'ora di buttarsi sul letto. All'improvviso un depliant colorato attrasse la sua attenzione. Posò il resto dei fogli e rigirò tra le mani quell'insieme di colori e lettere su cui spiccava una scritta:
Roberta Marchioni presenta la sua personale: "Dall'estate all'autunno- i colori del vento" alla Galleria Montichiari.
Una combinazione di graffiti e spruzzi di colore faceva da cornice ad alcuni quadri nello stile che conosceva benissimo. Si soffermò con gli occhi tra lo spessore delle pennellate che intuiva dalla carta lucida del depliant, e solo allora realizzò che quello doveva essere il suo depliant, quella doveva essere la sua presentazione grafica della prima mostra di Roberta, come si erano detti anni prima.
Lei desiderava da tanto poter fare quella mostra dei suoi lavori, e lui si era offerto di curarne la presentazione. Anzi, all'epoca in cui si frequentavano, ne aveva addirittura fatto un bozzetto che a Roberta era piaciuto molto.
E ora... ora lei faceva la sua prima mostra, e nella galleria più prestigiosa della città, e la presentazione l'aveva fatta un altro.
Fabrizio si sedette e fissò quel rettangolo di carta lucida, gli occhi persi in vecchie emozioni che credeva morte.
All'improvviso sentì il peso dei mesi passati, le delusioni sul lavoro, la mancanza di alcuni amici. All'improvviso gli sembrò tutto intollerabile, anche se l'unica cosa che gli sembrava davvero insopportabile era quel depliant, per altro molto bello e curato doveva ammetterlo, fatto da un certo Maurizio Contini che non era lui. Questo gli bruciava dentro il petto.
Pensò che poteva risparmiarsi di andare a letto: di dormire non se ne parlava. Accese la tv, solo per sentire un rumore che non fosse dentro di lui, e si appoggiò allo schienale della sedia.


Corrisponde
retroscena - febbraio dello stesso anno qualsiasi - casa di Roberta, interno giorno

Quando Roberta seppe che il signor Montichiari intendeva offrirle la sua galleria per la mostra che desiderava da tempo, pensò subito di comunicarlo a Fabrizio: lui l'aveva sempre incoraggiata in quella che chiamava la sua arte e le aveva anche proposto di organizzarle tutta la parte grafica della pubblicità dell'evento. Poi si fermò pensando che al suo ultimo messaggio Fabrizio non aveva risposto.
Decise allora di mandargli prima un messaggio per sentire come stava e, in base alla risposta di lui, avrebbe poi deciso se comunicargli o meno la cosa: temeva di scoprire che a lui non interessava sapere di lei e delle eventuali novità che la riguardavano.
Mandò una breve mail per fargli sentire la sua vicinanza in quel periodo difficile, e attese la risposta per mandargli poi la buona notizia e chiedergli se era ancora disposto a farle la presentazione dell'evento.
Credeva ancora che lui avrebbe lasciato da parte ciò che lei gli aveva detto una volta e le avrebbe detto che era contento di sentirla e di sapere che lei teneva ancora a lui e alla loro amicizia.
Dopo qualche giorno intuì che lui non avrebbe risposto. Pensò per un attimo, uno solo, di scrivergli di nuovo e dirgli della mostra, poi pensò che forse a lui non interessava saperlo.
Qualcuno, però, doveva occuparsi della cosa. La tipografia aveva bisogno di organizzare il lavoro e lei doveva decidere. Maurizio era un caro amico, e un vero professionista. Lo chiamò e lui si disse onorato di lavorare per lei e la sua arte. Onorato... disse proprio così.
E lei decise all'istante.
Maurizio fece un ottimo lavoro e Roberta ne fu felice.

sabato, 21 aprile 2007
aromatizzato da zenzerocandito @ 17:26
category: amore, racconti, concorso di emozioni
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Affascinato dai movimenti di lei, seduto nella vecchia poltrona rossa con una gamba sul bracciolo e il posacenere in grembo, Stefano non la mollava un attimo con lo sguardo e fumava con molle rilassatezza. Nella stanza solo il rumore del pennello sulla ruvidità della tela.
Lei dipingeva; tratti secchi e decisi, la mano ferma a seguire le pieghe del cuore, come diceva sempre del suo lavoro, a piedi nudi sul parquet e lunga maglia azzurra a coprire i fianchi fasciati nei jeans.
Stefano sorrise compiaciuto: l’idea di farle usare il suo studio, con la scusa che aveva più luce di quello di lei, era stata un’intuizione giusta.
Ora lei era lì e lui ne sorbiva ogni piccolo gesto, come fossero gocce di profumo sparse nell’aria.
In quell’attimo lei si girò e disse:
“Finito!”. Posò pennelli e colori e andò verso di lui: “Cosa ne dici?”
Uno di fronte all’altra, il tempo si fermò. Una goccia blu cadde con un tonfo sul parquet ma loro non si mossero. Gli occhi negli occhi a scoprirsi per la prima volta.
Silenzio e basta.
Poi lei alzò la mano, allungò le dita sporche di colore e gli accarezzò il viso: polpastrelli a sfiorare i contorni e le storie vissute nei disegni della pelle. Stefano, sempre in silenzio, le prese le dita e se le portò alle labbra, ne baciò le punte e poi avvicinò il viso a quella mano colorata come la sua anima.
Un momento che durò una vita, lui vide nei suoi occhi una collana di giorni dipinti in una tavolozza e lei vide in quelli di Stefano il passato, le storie e i loro segni.
Un brivido nella schiena e si avvicinò a lui e al suo calore.
Lui la strinse e ne assorbì il colore.

Questo è il mio racconto per il "Concorso di Emozioni". Lo potete leggere anche qui

lunedì, 18 settembre 2006
aromatizzato da zenzerocandito @ 13:49
category: amore, racconti
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"La mia stanza da letto ha una parete a forma d'onda e mi addormento e sogno solo da quel lato mentre penso a te e ai tuoi occhi. Il mare ruggisce sotto la mia finestra in un brivido del cuore che ti pensa e ti sogna qui insieme a me. Immagino la luna che bagna il tuo corpo e io che disegno arabeschi sulla tua schiena nel tuo sonno morbido accanto al mio cuore. Tu fingeresti di dormire per accompagnare il mio desiderio e io ti sentirei calda e rilassata sotto le mie dita, quelle stesse che ora ti scrivono il mio amore. La notte sarà lunga per noi: finalmente una notte intera in cui essere insieme, la prima di tante che avremo. Il mio sogno è così vivo e forte che sembra vero e io ti amo con la passione che ti ho sempre scritto e che tu sentivi dalle mie parole, ed è tutto così come l'abbiamo sempre immaginato: i brividi di scoprire la tua pelle e i tuoi occhi che si perdono nei miei, mentre le tue mani salgono ad accarezzarmi il viso segnato dal tempo trascorso lontano. Tu indossi quel sospiro di raso bianco che ti ho spedito lo scorso Natale. Il tessuto, sorretto solo da spalline così sottili da sembrare raggi lunari, ti scivola addosso e tu vieni verso di me decisa e sicura. La notte insieme sarà lunga e luminosa e finalmente daremo un nome a ciò che siamo sempre stati e tutto tornerà al suo posto. Ti amo, Tesoro mio, e questo sogno che sto facendo sembra così reale che ho timore di svegliarmi e di ritrovarmi qui solo come sempre, in questa mia stanza in cui posso solo sognare di te mentre le onde della mia passione riflettono la burrasca della mia anima... "
Dalla finestra aperta un rumore entrò improvviso e lui aprì gli occhi a metà del pensiero. La prima cosa che vide fu il sorriso di lei: il suo volto chino a guardarlo e gli occhi che lo scrutavano dolcemente.
".. sognavo di te... pensavo ancora di doverti sognare e basta, invece tu sei qui davvero..."
"Sì, amore, sono qui, e non andrò più via. Stanotte è stato meraviglioso stare insieme e finalmente tu non dovrai più guardare da solo quella parete. La guarderemo insieme e ci disegneremo sopra il nostro futuro." Lei sorrise e sfilò quel sospiro di raso bianco che indossava e lui sentì un'onda, stavolta di piacere, avvolgerlo. La strinse tra le braccia e lasciò che l'onda li sommergesse uniti. 

L'incipit è di Robert e il racconto è scritto sull'onda dell'emozione di questo Uomo onda.

venerdì, 28 luglio 2006
aromatizzato da zenzerocandito @ 14:16
category: amore, racconti
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Fine luglio... sembra il momento adatto per un arrivederci. Mi prenderò una pausa, non dalla scrittura, non da me stessa, forse dal blog.
Il futuro, però, non ci è ancora noto e quindi non metto condizioni e non metto punti fermi. (neanche puntini, però)
Vi lascio con questo mini racconto che ho postato ieri su ManualediMari, per il concorso Poetica_mente.
Il tema suggerito era seguire l'idea di questo verso guida di Herman Hesse:
"...tutto il mio vagare dunque era un cammino verso di te."
Ho perciò rielaborato un mio racconto flash dello scorso anno, che mi piace particolarmente, e che ha un tema adatto al verso di Hesse, ed ecco il nuovo racconto.
Buone vacanze a tutti :)

Il cerchio

La porta era di legno scuro, graffiata vicino alla serratura,  come allora. Non suonò, prese la chiave e la provò: entrò subito e girò benissimo come avesse riconosciuto la sua mano.
Monica entrò adagio, come timorosa di poter rompere qualcosa. Si fermò al centro della stanza e si guardò intorno. Tutto sembrava uguale, come lei l'aveva lasciato. Fece due passi e sfiorò la spalliera della sedia verde, quella che lei aveva dipinto per lui. ... è ancora qui, l'ha conservata... La vernice era scrostata ad indicare il tempo trascorso e forse il molto uso a cui era stata sottoposta.
Sulla scrivania una camicia azzurra e una vecchia foto. Monica prese la camicia e l'avvicinò al viso chiudendo gli occhi, per sentire il suo profumo. Era sempre lo stesso: spezie e mare, salsedine e l'odore del vento nei capelli. Il suo vero profumo, quello che aveva raccontato solo a lei, quello che non mostrava agli altri, il profumo della sua anima. Quello che le mancava e che aveva cercato da sempre.
Monica tolse la sua maglietta nera e infilò la camicia. Sfilò i pantaloni che gettò sul letto e, a piedi nudi, si sedette alla sua scrivania. Sfiorò con le dita le sue penne colorate, la carta su cui disegnava, il computer, tutte le cose che lui aveva toccato, come per ritrovare il tocco delle sue mani.
Prese poi la foto: loro due al mare, il primo fine settimana insieme. Lui la guardava come lei desiderava essere guardata. Mise la foto sulla pila di fogli pieni di schizzi colorati e si appoggiò alla spalliera. Chiuse gli occhi ascoltando la musica che aveva dentro.
Era molto stanca, tutto quel girare, quel cercare, sfiorare anime e lasciare frammenti della propria in mani incaute. Tre anni e tante conoscenze, e solo ora sapeva perché si era affannata tutto quel tempo. In ogni uomo cercava lui, da ognuno voleva prendere un frammento di lui per ritrovarlo, ma non era possibile. Nessuno era lui, e ora Monica era tornata e sapeva che era lì che voleva restare.
Tutto quel girare e invece voleva solo essere lì con lui. Aveva girato in tondo tutto il tempo e non sapeva che doveva stare dentro il cerchio, e non fuori, per ritrovarlo.
Quando lui aprì la porta, lei si sollevò e lo guardò.
"... sei tornata..."
"Non sono mai andata via."
Riccardo esalò il fiato come l'avesse trattenuto per gli ultimi tre anni, e chiuse la porta.

lunedì, 22 maggio 2006
aromatizzato da zenzerocandito @ 15:07
category: amore, racconti, favole
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a Robert

"... non ho dormito stanotte e ho cercato le tue tracce in tutti i blog...
Da quando abbiamo parlato ieri non penso ad altro che alle tue parole, ai nostri discorsi, alla tua dolcezza e sensibilità. Mi piaci molto e spero che mi permetterai di arrivare ancora più vicino a te... ti sto annusando e vorrei avvicinarmi per sentire ancora meglio il tuo profumo...
a presto
P."

Riccardo rilesse il messaggio per la terza volta e ancora non capiva da chi provenisse, visto che il nick gli era completamente sconosciuto,  e a cosa si riferissero quelle parole, anche se una lieve speranza lo animava. Forse la P. corrispondeva a Paola, con cui si era intrattenuto il giorno prima in chat. Sapeva che Paola aveva più di un nick perché glielo aveva confidato lei, perciò pensò che avesse usato uno degli altri suoi nomi per un caso.
Paola gli era sembrata una donna molto interessante, con la sua acuta intelligenza e il suo modo di fare, semplice e sincero, almeno così sembrava. Aveva voglia di risentirla e questo suo messaggio lo stimolava a scriverle qualcuna delle emozioni che erano dentro di lui.
Decise all'improvviso di scriverle, rivelandogliene alcune:

" ti ho pensata, molto, e ti sto ancora pensando. Le tue parole mi hanno mostrato una donna che sa amare e vivere, un'anima dolce che sa ascoltare gli altri e sa emozionarsi, ma soprattutto, un'anima che non ha timore di rivelarsi, e ciò mi piace molto.
spero di poterti sentire presto
riccardo"

Spedì il messaggio prima di ripensarci: non era da lui partire così decisamente. Se ne stupì, ma decise che ormai era fatta e si impedì di preoccuparsi troppo.
Non era trascorsa neanche mezz'ora che ricevette la risposta:

"Riccardo,
mi hai piacevolmente sorpresa con il tuo messaggio. Avevo sentito che non ti ero indifferente, ma mi eri sembrato tanto riservato che non mi sarei mai aspettata queste tue parole.
Questo mi fa capire che tieni a risentirmi e anch'io ci tengo.
... pensa... stavo quasi per scriverti io per prima, temendo che tu non avresti osato. e invece...
a presto
Paola"

Riccardo rilesse il messaggio altre due volte prima di intuire la verità. Evidentemente quella P. del primo messaggio non era la sua Paola. Ma, allora, chi era??
Decise di mandare due righe in risposta: ormai era decisamente curioso:

" cara P.
credo che tu mi abbia scritto per errore. Non penso che noi ci conosciamo, comunque ti devo ringraziare perché il tuo messaggio mi ha spinto a scrivere ad una donna che mi piace e senza di te non l'avrei forse mai fatto.
Grazie
Riccardo"

Fu con grande sorpresa che lesse la risposta:
"non sono "cara" in quanto il mio nome è Pierluigi, e credevo di aver individuato nel tuo nick, con la stessa iniziale della persona che stavo cercando, una donna che mi ha molto colpito e che sto cercando di rintracciare... "