Ad ogni azione
antefatto - febbraio di un anno qualsiasi - ufficio di Fabrizio, interno giorno
Il segnale lampeggiante sulla barra delle applicazioni indicava una nuova mail. Fabrizio aprì la posta e lesse:
"Gli amici mi hanno detto dei tuoi problemi sul lavoro e di come ciò ti pesi. Avrei voluto saperlo da te. Ti sarei stata accanto come sempre.
Spero che tu possa ritrovare presto la tua serenità. Un abbraccio. R."
Rimase immobile, come a rileggere la mail, per qualche minuto. Meditò in una quasi risposta vaga, poi cambiò idea e pensò di scrivere a Roberta dicendole quanto piacere gli faceva trovare un suo messaggio, proprio come una volta... fece per scrivere, ma cambiò di nuovo idea. Non voleva farle sapere che lei era ancora importante per lui. Si disse che doveva lavorare (ah, il tempo! questo tiranno che spesso si usa come scusa per non esser se stessi), e pensò che le avrebbe risposto dopo qualche giorno, per non mostrare troppo interesse.
Poi i giorni passarono e, come succede, si disse che una risposta tardiva avrebbe avuto poco significato, così non rispose.
Non era la prima volta, comunque, che lasciava Roberta senza una riposta. Lei taceva per qualche settimana, poi all'improvviso, scriveva di nuovo.
Fabrizio non fece caso allo scorrere del tempo, come spesso ci accade, e sorvolò sul significato di quella frase che lei gli aveva detto una volta:
" ... tutte le volte che facciamo, o non facciamo, una cosa, provochiamo negli altri una reazione, anche senza saperlo. Siamo legati gli uni agli altri. Non si fanno le cose senza considerare ciò..."
Pensò a quando lei gli aveva scritto una lettera bollente con parole grosse, in risposta ad un suo modo di fare. Si domandò se anche stavolta lei gli avrebbe scritto.
Lei non scrisse più e Fabrizio pensò che stavolta non ci sarebbe stata alcuna reazione.
Una reazione
epilogo - settembre dello stesso anno qualsiasi - casa di Fabrizio, interno notte
Avvicinandosi al frigo per prendere da bere, Fabrizio notò il mucchio delle buste sul tavolo e le prese per controllare che non ci fossero comunicazioni urgenti.
Sfogliò le buste con impazienza. Gli occhi si rifiutavano di rimanere aperti e non vedeva l'ora di buttarsi sul letto. All'improvviso un depliant colorato attrasse la sua attenzione. Posò il resto dei fogli e rigirò tra le mani quell'insieme di colori e lettere su cui spiccava una scritta:
Roberta Marchioni presenta la sua personale: "Dall'estate all'autunno- i colori del vento" alla Galleria Montichiari.
Una combinazione di graffiti e spruzzi di colore faceva da cornice ad alcuni quadri nello stile che conosceva benissimo. Si soffermò con gli occhi tra lo spessore delle pennellate che intuiva dalla carta lucida del depliant, e solo allora realizzò che quello doveva essere il suo depliant, quella doveva essere la sua presentazione grafica della prima mostra di Roberta, come si erano detti anni prima.
Lei desiderava da tanto poter fare quella mostra dei suoi lavori, e lui si era offerto di curarne la presentazione. Anzi, all'epoca in cui si frequentavano, ne aveva addirittura fatto un bozzetto che a Roberta era piaciuto molto.
E ora... ora lei faceva la sua prima mostra, e nella galleria più prestigiosa della città, e la presentazione l'aveva fatta un altro.
Fabrizio si sedette e fissò quel rettangolo di carta lucida, gli occhi persi in vecchie emozioni che credeva morte.
All'improvviso sentì il peso dei mesi passati, le delusioni sul lavoro, la mancanza di alcuni amici. All'improvviso gli sembrò tutto intollerabile, anche se l'unica cosa che gli sembrava davvero insopportabile era quel depliant, per altro molto bello e curato doveva ammetterlo, fatto da un certo Maurizio Contini che non era lui. Questo gli bruciava dentro il petto.
Pensò che poteva risparmiarsi di andare a letto: di dormire non se ne parlava. Accese la tv, solo per sentire un rumore che non fosse dentro di lui, e si appoggiò allo schienale della sedia.
Corrisponde
retroscena - febbraio dello stesso anno qualsiasi - casa di Roberta, interno giorno
Quando Roberta seppe che il signor Montichiari intendeva offrirle la sua galleria per la mostra che desiderava da tempo, pensò subito di comunicarlo a Fabrizio: lui l'aveva sempre incoraggiata in quella che chiamava la sua arte e le aveva anche proposto di organizzarle tutta la parte grafica della pubblicità dell'evento. Poi si fermò pensando che al suo ultimo messaggio Fabrizio non aveva risposto.
Decise allora di mandargli prima un messaggio per sentire come stava e, in base alla risposta di lui, avrebbe poi deciso se comunicargli o meno la cosa: temeva di scoprire che a lui non interessava sapere di lei e delle eventuali novità che la riguardavano.
Mandò una breve mail per fargli sentire la sua vicinanza in quel periodo difficile, e attese la risposta per mandargli poi la buona notizia e chiedergli se era ancora disposto a farle la presentazione dell'evento.
Credeva ancora che lui avrebbe lasciato da parte ciò che lei gli aveva detto una volta e le avrebbe detto che era contento di sentirla e di sapere che lei teneva ancora a lui e alla loro amicizia.
Dopo qualche giorno intuì che lui non avrebbe risposto. Pensò per un attimo, uno solo, di scrivergli di nuovo e dirgli della mostra, poi pensò che forse a lui non interessava saperlo.
Qualcuno, però, doveva occuparsi della cosa. La tipografia aveva bisogno di organizzare il lavoro e lei doveva decidere. Maurizio era un caro amico, e un vero professionista. Lo chiamò e lui si disse onorato di lavorare per lei e la sua arte. Onorato... disse proprio così.
E lei decise all'istante.
Maurizio fece un ottimo lavoro e Roberta ne fu felice.