venerdì, 26 ottobre 2007
aromatizzato da zenzerocandito @ 11:52
category: pensieri, vita, diario
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Sto facendo una cosa che non dovrei mai fare: mi sto rileggendo.
Rovisto tra 'poesie' e vecchi pensieri, tra calzini e maglie colorate, tra pioggia e sorrisi.
Ma non dovrei, ci sono cose che sarebbe meglio non ricordare. O forse no.
I ricordi fanno anche bene, no? ... credo...

E, come spesso mi accade quando mi cerco tra i miei blog, ho un sussulto: spero che a splinder non capiti niente perché qui ci sono quattro anni miei

martedì, 02 ottobre 2007
aromatizzato da zenzerocandito @ 15:23
category: pensieri, vita, frammenti
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"La vita è strana".
"E anche una gran puttana" disse Mary accendendosi la terza Lucky della mattina. Guardò Dolores negli occhi e aggiunse:
"Chiede sempre un prezzo troppo alto e non fa neanche quello che le chiedi. Una grandissima puttana, sì".
Dolores annuì in silenzio. Quando Mary parlava così non osava interromperla. Le mutande, però, le davano fastidio e le sistemò con una mano muovendo il culone sulla sedia.
"Certi giorni" proseguì Mary "hai solo voglia di prendere a calci questa palla su cui viviamo e quando lo fai il piede ti fa così male che per un attimo dimentichi l'altro male, quello dentro... ma il sollievo dura un attimo. Certe volte quell'attimo è l'unico momento bello della giornata" e mentre diceva così Mary buttò a terra il mozzicone e lo schiacciò con la suola dei sandali che anni prima erano rossi. Si guardò le unghie dei piedi e rimase ferma un attimo, come sospesa.
Dolores fece altrettanto e disse: "Dovresti farti il pedicure".
Poi si alzarono per tornare al lavoro. Dolores sistemò di nuovo le mutande e pensò: dovrei proprio comprarmene di nuove... queste tirano troppo...

venerdì, 31 agosto 2007
aromatizzato da zenzerocandito @ 14:18
category: racconti, favole, vita
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 a Salvo

E' sempre una meraviglia... pensò mentre tirava il fiato dopo una mattina di corse e chilometri e afa.
Era molto stanco. Si era alzato alle quattro e aveva guidato per quattro ore con una temperatura di quaranta gradi, o almeno questa era la sensazione che ne aveva, sudato come era in quel momento. Alle otto di mattina era già ad Agrigento, ai piedi dei Templi e con il respiro corto, forse non per il caldo ma per la bellezza e quel senso di riverenziale timore del passato che sempre ispirava quel luogo.
Alle dieci a Licata. Il mare era calmo e quasi irriverente del suo correre su e giù per l'Isola in quella mattina d'agosto in cui tutti o quasi erano ancora in vacanza.
Alle dodici in punto era finalmente arrivato a Caltagirone e ora era ai piedi della scalinata, quell'insieme di ceramiche colorate e arte e passato che sembrava innalzarsi fino a Dio. Rimase immobile un attimo mentre faceva questo pensiero e poi di seguito: "... strano che io pensi a Lui, che mica ci penso tanto spesso, e poi in fondo, neanche Lui a me mica mi deve pensare, che io sono un vecchio peccatore ormai irrecuperabile..."
Fece quello per cui era venuto e poi, visto che ormai si era fatta ora di pranzo e aveva una discreta fame, comprò un panino e una bottiglia d'acqua e si sedette sui gradini mentre turisti affannati fotografavano il colore delle maioliche e cercavano di catturare ciò che con le macchine non si può catturare: il respiro del tempo e l'anima dell'isola. ... quella non ce la potete togliere, pensò mentre gli inglesi lo guardavano straniti.
Finì il suo panino tra voci dal buffo accento e bambini che si rincorrevano sacrileghi su quegli scalini di storia.
Pensava a tutto ciò che aveva visto in quegli anni e a ciò che avrebbe ancora dovuto vedere, insulso gradino nella scala dell'universo.
Pensò anche a ciò che avrebbe voluto e a ciò che faceva: spesso le due cose non si discordavano affatto. Sospirò nell'odore del salame di Sant'Angelo di Brolo e affondò i denti in quella delizia dal gusto unico e irripetibile. Certe volte basta così poco, si disse. ... allora, perché?...
Si alzò da quei gradini colorati che avevano l'anima della sua terra e li guardò cercando di indovinare quante sfumature di colore portavano in sé. Rimase immobile alcuni secondi, poi alzò lo sguardo al cielo, di un azzurro che sembrava impastato e cotto al forno pure lui, e sospirò. Pensò di nuovo a Dio per un attimo, alla grandezza di ciò che abbiamo di fronte ogni giorno e poi raccolse le ultime forze e si avviò al parcheggio: Gela lo attendeva. E poi Mineo, il paese di Bonaviri. Dovunque ti giri, in questa terra così spesso aspra, non puoi fare a meno di imbatterti in un genio della letteratura... che terra questa mia Sicilia! ... sarà per questo che anch'io credo di essere un Genio?
E si avviò alla macchina.

giovedì, 14 giugno 2007
aromatizzato da zenzerocandito @ 13:49
category: racconti, vita
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Ad ogni azione
antefatto - febbraio di un anno qualsiasi - ufficio di Fabrizio, interno giorno

Il segnale lampeggiante sulla barra delle applicazioni indicava una nuova mail. Fabrizio aprì la posta e lesse:
"Gli amici mi hanno detto dei tuoi problemi sul lavoro e di come ciò ti pesi. Avrei voluto saperlo da te. Ti sarei stata accanto come sempre.
Spero che tu possa ritrovare presto la tua serenità. Un abbraccio. R."
Rimase immobile, come a rileggere la mail, per qualche minuto. Meditò in una quasi risposta vaga, poi cambiò idea e pensò di scrivere a Roberta dicendole quanto piacere gli faceva trovare un suo messaggio, proprio come una volta...  fece per scrivere, ma cambiò di nuovo idea. Non voleva farle sapere che lei era ancora importante per lui. Si disse che doveva lavorare (ah, il tempo! questo tiranno che spesso si usa come scusa per non esser se stessi),  e pensò che le avrebbe risposto dopo qualche giorno, per non mostrare troppo interesse.
Poi i giorni passarono e, come succede, si disse che una risposta tardiva avrebbe avuto poco significato, così non rispose.
Non era la prima volta, comunque, che lasciava Roberta senza una riposta. Lei taceva per qualche settimana, poi all'improvviso, scriveva di nuovo.
Fabrizio non fece caso allo scorrere del tempo, come spesso ci accade, e sorvolò sul significato di quella frase che lei gli aveva detto una volta:
" ... tutte le volte che facciamo, o non facciamo, una cosa, provochiamo negli altri una reazione, anche senza saperlo. Siamo legati gli uni agli altri. Non si fanno le cose senza considerare ciò..."
Pensò a quando lei gli aveva scritto una lettera bollente con parole grosse, in risposta ad un suo modo di fare. Si domandò se anche stavolta lei gli avrebbe scritto.
Lei non scrisse più e Fabrizio pensò che stavolta non ci sarebbe stata alcuna reazione.

Una reazione
epilogo - settembre dello stesso anno qualsiasi - casa di Fabrizio, interno notte

Avvicinandosi al frigo per prendere da bere, Fabrizio notò il mucchio delle buste sul tavolo e le prese per controllare che non ci fossero comunicazioni urgenti.
Sfogliò le buste con impazienza. Gli occhi si rifiutavano di rimanere aperti e non vedeva l'ora di buttarsi sul letto. All'improvviso un depliant colorato attrasse la sua attenzione. Posò il resto dei fogli e rigirò tra le mani quell'insieme di colori e lettere su cui spiccava una scritta:
Roberta Marchioni presenta la sua personale: "Dall'estate all'autunno- i colori del vento" alla Galleria Montichiari.
Una combinazione di graffiti e spruzzi di colore faceva da cornice ad alcuni quadri nello stile che conosceva benissimo. Si soffermò con gli occhi tra lo spessore delle pennellate che intuiva dalla carta lucida del depliant, e solo allora realizzò che quello doveva essere il suo depliant, quella doveva essere la sua presentazione grafica della prima mostra di Roberta, come si erano detti anni prima.
Lei desiderava da tanto poter fare quella mostra dei suoi lavori, e lui si era offerto di curarne la presentazione. Anzi, all'epoca in cui si frequentavano, ne aveva addirittura fatto un bozzetto che a Roberta era piaciuto molto.
E ora... ora lei faceva la sua prima mostra, e nella galleria più prestigiosa della città, e la presentazione l'aveva fatta un altro.
Fabrizio si sedette e fissò quel rettangolo di carta lucida, gli occhi persi in vecchie emozioni che credeva morte.
All'improvviso sentì il peso dei mesi passati, le delusioni sul lavoro, la mancanza di alcuni amici. All'improvviso gli sembrò tutto intollerabile, anche se l'unica cosa che gli sembrava davvero insopportabile era quel depliant, per altro molto bello e curato doveva ammetterlo, fatto da un certo Maurizio Contini che non era lui. Questo gli bruciava dentro il petto.
Pensò che poteva risparmiarsi di andare a letto: di dormire non se ne parlava. Accese la tv, solo per sentire un rumore che non fosse dentro di lui, e si appoggiò allo schienale della sedia.


Corrisponde
retroscena - febbraio dello stesso anno qualsiasi - casa di Roberta, interno giorno

Quando Roberta seppe che il signor Montichiari intendeva offrirle la sua galleria per la mostra che desiderava da tempo, pensò subito di comunicarlo a Fabrizio: lui l'aveva sempre incoraggiata in quella che chiamava la sua arte e le aveva anche proposto di organizzarle tutta la parte grafica della pubblicità dell'evento. Poi si fermò pensando che al suo ultimo messaggio Fabrizio non aveva risposto.
Decise allora di mandargli prima un messaggio per sentire come stava e, in base alla risposta di lui, avrebbe poi deciso se comunicargli o meno la cosa: temeva di scoprire che a lui non interessava sapere di lei e delle eventuali novità che la riguardavano.
Mandò una breve mail per fargli sentire la sua vicinanza in quel periodo difficile, e attese la risposta per mandargli poi la buona notizia e chiedergli se era ancora disposto a farle la presentazione dell'evento.
Credeva ancora che lui avrebbe lasciato da parte ciò che lei gli aveva detto una volta e le avrebbe detto che era contento di sentirla e di sapere che lei teneva ancora a lui e alla loro amicizia.
Dopo qualche giorno intuì che lui non avrebbe risposto. Pensò per un attimo, uno solo, di scrivergli di nuovo e dirgli della mostra, poi pensò che forse a lui non interessava saperlo.
Qualcuno, però, doveva occuparsi della cosa. La tipografia aveva bisogno di organizzare il lavoro e lei doveva decidere. Maurizio era un caro amico, e un vero professionista. Lo chiamò e lui si disse onorato di lavorare per lei e la sua arte. Onorato... disse proprio così.
E lei decise all'istante.
Maurizio fece un ottimo lavoro e Roberta ne fu felice.